Il doppio volto dell'ossigeno... - Cellfood

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Il doppio volto dell'ossigeno...



Il doppio volto dell'ossigeno e il �paradosso CELLFOOD�


L'ossigeno e' a ragione considerato � almeno negli organismi aerobi, che sono poi le forme di vita prevalenti sul nostro Pianeta � l'elemento vitale per eccellenza. Esso, infatti, accettando nel corso del metabolismo terminale gli equivalenti riducenti estratti dai vari nutrienti, consente di generare, attraverso la fosforilazione ossidativa, l'adenosintrifosfato, indispensabile per tutte le funzioni cellulari (metabolismo, accrescimento, riproduzione, movimento, etc.). Persino in forma radicalica, l'ossigeno gioca un ruolo determinante nei processi vitali, contribuendo, nelle specie piu' evolute, alla difesa contro microrganismi patogeni (virus e batteri).
E' evidente che un'alterata biodisponibilita' di questo prezioso elemento, specialmente se intensa e/o protratta nel tempo, avra' conseguenze deleterie sulle funzioni dell'intero organismo.
Nell'Uomo, in particolare, quando la pressione parziale di ossigeno (una misura della concentrazione del gas) scende, nel sangue arterioso, al di sotto del valore soglia di 60 mm Hg, i tessuti vanno incontro ad una condizione definita �ipossia�. Responsabili di quest'ultima possono essere una riduzione dell'ossigeno disponibile nell'aria inspirata (ipossia ipossica), un aumento dell'estrazione del gas da parte dei tessuti per rallentamento della velocita' di circolo (ipossia stagnante), una riduzione della quantita' totale di emoglobina circolante funzionalmente attiva (ipossia anemica) o, infine, un blocco, generalmente iatrogeno, della fosforilazione ossidativa (ipossia istotossica). Qualunque sia la causa, l'ipossia si accompagna ad uno stato di sofferenza tissutale, spesso subdolo, in quanto difficilmente riconoscibile, data l'aspecificita' della sintomatologia (astenia, cefalea, mancanza di concentrazione, etc.). Infatti, solo quando la ridotta disponibilita' di ossigeno diviene cronica, essa da' segni in qualche modo patognomonici (pallore, fragilita' ungueale, crescita stentata dei capelli etc.).
Fino alla meta' degli anni �50 si riteneva che l'ipossia fosse l'unico evento indesiderato in qualche modo riconducile ad un alterato �metabolismo� dell'ossigeno. In realta', studi relativamente recenti hanno dimostrato che anche l'aumento della disponibilita' dell'elemento � iperossia � puo' essere pericoloso, in quanto fa aumentare la probabilita' di generare in maniera incontrollata specie chimiche altamente reattive, quali il radicale idrossile ed il perossido di idrogeno, di cui e' ampiamente noto il potenziale istolesivo.
E' ancora piu' recente la dimostrazione che fluttuazioni della pressione parziale di ossigeno � ossia abbassamenti del livello del gas nei tessuti seguiti da altrettanti innalzamenti � possono risultare pericolose almeno quanto l'ipossia o l'iperossia. Un fenomeno del genere, noto come ischemia-riperfusione, si verifica allorch� il sangue affluisce copioso lungo un vaso in precedenza sede di un transitorio ostacolo � funzionale (es. spasmo con successiva dilatazione) o meccanico (es. trombosi con successiva lisi del coagulo) � alla circolazione. Fenomeni di ischemia-riperfusione avvengono fisiologicamente, allorch� parti piu' o meno estese del nostro corpo sono sottoposte a fasi di compressione-decompressione (es. passaggio da una prolungata posizione seduta alla stazione eretta), oppure in condizioni francamente patologiche, come nelle ischemie d'organo e nella cosiddetta apnea notturna, ovvero per effetto indesiderato di specifici trattamenti (es. trapianti d'organo, interventi di by-pass, etc.). In tutti questi casi la transitoria ipossia provoca, attraverso un complesso meccanismo che vede implicati il calcio ed alcune proteasi, la conversione dell'enzima xantina deidrogenasi in xantina ossidasi. Quest'ultima, nel momento in cui la pressione parziale di ossigeno ritorna alla norma, utilizza il prezioso gas per produrre specie chimiche altamente reattive, quali il radicale idrossile e il perossido d'idrogeno, in definitiva responsabili delle lesioni tissutali da riperfusione. Da questo punto di vista, il fenomeno della ischemia-riperfusione e' uno dei fattori primari responsabili del cosiddetto stress ossidativo, con cio' intendendosi uno squilibrio fra la produzione e l'eliminazione di radicali liberi. A tal proposito, evidenze sperimentali dimostrano che e' possibile prevenire il danno da ischemia-riperfusione attraverso la pre-somministrazione di antiossidanti.
Appare chiaro da quanto sopra esposto che il mantenimento di un livello costante di ossigenazione tissutale � pur nei limiti della variabilita' dettata dalla richiesta metabolica � e' una condizione assolutamente indispensabile per una corretta funzionalita' cellulare. Di cio' bisogna tener conto quando si vuol correggere uno stato di ipossia. In questa condizione, infatti, una somministrazione di ossigeno al di sopra di quella effettivamente richiesta puo' provocare la trasformazione parziale delle molecole del gas in radicali liberi istolesivi. E' ampiamente noto, al riguardo, il nesso di causalita' effettiva tra iperossia e fibroplasia retrolenticolare nei neonati ipossici. Cio' perch� l'ossigeno, gas vitale per eccellenza, puo' trasformarsi, in determinate condizioni, in un vero e proprio killer cellulare. In tale contesto, CELLFOOD� (Deutrosulfazyme�), un integratore naturale distribuito in esclusiva per l'Italia da Cellfood s.r.l. (La Spezia), regolarmente notificato presso il nostro Ministero della Salute, si propone come prodotto davvero unico al mondo. Nella sua tipica formulazione in gocce, CELLFOOD� e' un sistema colloidale in fase disperdente acquosa, la cui fase polidispersa e' costituita da solfato di deuterio (D2SO4) e da una miscela complessa di 78 minerali, 17 amminoacidi e 34 enzimi in tracce. In particolare, i minerali coprono quasi l'intera tavola periodica, mentre tra i 17 amminoacidi sono compresi tutti quelli essenziali sia per l'adulto (isoleucina, lisina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano e valina) che per il bambino (arginina ed istidina). Gli enzimi costituiscono un elemento peculiare della formulazione: alcuni di essi svolgono attivita' idrolitica, altri ossido-reduttasica.
Esperimenti in vitro hanno dimostrato che CELLFOOD� disciolto in acqua alla dose comunemente impiegata come integratore, e' in grado di aumentare la disponibilita' di ossigeno molecolare (da 1.9 a 3.0 mg/mL dopo 60 minuti). Cio' candida il prodotto � verosimilmente attraverso un meccanismo peculiare, distinto da quelli convenzionali (ossigeno-terapia, emotrasfusioni, etc.) � ad un possibile impiego clinico nelle condizioni di ipossia. D'altra parte, studi in vivo, condotti su obesi, fumatori ed atleti � soggetti tutti ad elevato rischio di stress ossidativo � hanno evidenziato che l'assunzione regolare di CELLFOOD� si associa ad una riduzione dei livelli sierici di idroperossidi, marcatori ed amplificatori del danno cellulare, misurati attraverso il d-ROMs test� (Diacron International, Grosseto). Questo dato concorda con l'elevato valore del test ORAC che la formulazione, nella versione Multivitamin, esibisce in vitro. Degno di rilievo il fatto che proprio negli atleti, CELLFOOD� aumenta, rispetto al placebo, le performance fisiche senza incrementare significativamente i livelli sierici di lattato.
In conclusione, nell'intricato puzzle creato dal �doppio volto dell'ossigeno�, l'insieme delle evidenze sopra analizzate, suggerisce che CELLFOOD�, attraverso un meccanismo biochimico che e' tutt'ora oggetto di grande interesse da parte dei ricercatori, e' una formulazione, al momento unica al mondo, in grado di rendere biodisponibile ossigeno �on demand�, ossia nella giusta quantita' ed al momento opportuno, ai tessuti a rischio di ipossia e, contemporaneamente, in modo apparentemente paradossale, evitare che l'eventuale gas in eccesso, trasformato in radicali liberi, favorisca l'insorgenza di lesioni da stress ossidativo (effetto antiossidante). Studi per verificare questa eccitante ipotesi sono tuttora in corso.

Dott. Eugenio Luigi Iorio





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